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Energia fa rima con telefonia. Dopo l'Eni, l'Enel, l'Aem e l'Acea non poteva tardare la conferma che anche la Edison ha «allo studio» l'ingresso nel mercato delle telecomunicazioni. I concorrenti si fanno avanti, attratti dai margini elevati e dalle prospettive di espansione dei servizi telefonici. E il governo, a quanto si capisce, approva. I comuni mortali, per parte loro, anche, nella speranza che la concorrenza si traduca in un taglio delle tariffe, che in alcuni settori sono ancora ferme a livelli difficilmente difendibili. I punti più dolenti restano quello delle chiamate da fisso a mobile, e quello forse anche più eclatante dei collegamenti a Internet. Il presidente del Consiglio crede tanto allo sviluppo del traffico online da dare la sua personale benedizione al lancio della campagna Pubblicità Progresso in favore dello sviluppo della Rete. La campagna invita tutti a «darsi una mossa», per non fare la parte dello «scemo del villaggio globale». Ma sorvola sul particolare che la tariffa urbana a tempo rappresenta un freno formidabile allo sviluppo di Internet. Più che sugli «scemi» del villaggio globale, forse l'accento dovrebbe cadere sui «furbi». Il ballo delle tariffe. L'Autorità per l'Energia ha appena finito di giustificare gli aumenti di settembre delle tariffe elettriche, e già annuncia la riduzione del 7% per quelle del prossimo gennaio. A spiegazione degli aumenti aveva addotto i rincari del petrolio. Una domanda viene spontanea: l'Autorità sa già oggi quanto costerà un barile di greggio a gennaio? |
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