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sabato, 12 giugno 1999 |
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VIZI CAPITALI |
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Fiat, |
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e modifiche |
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allo statuto |
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Dario Venegoni |
Alla Fiat non ci sarà più un patto di sindacato, ma al
massimo un "patto di consultazione". E Mediobanca non ne farà parte.
Lo ha detto "en passant" qualche giorno fa il presidente dell'Ifil
Umberto Agnelli, il quale ha aggiunto che le blindature, in generale, «non
hanno più senso» dopo il varo della Legge Draghi. E ci credo: più che un
patto, quello della Fiat era una sorta di gabbia, e gli Agnelli ci sono stati
"blindati" per più di cinque anni. Ma ora basta: alla prossima
assemblea, tra una decina di giorni, sarà proposta la modifica dello statuto,
portando dagli attuali undici a un numero variabile tra nove e quindici i
componenti del consiglio di amministrazione. Cadrà così anche la clausola
delle delibere a maggioranza qualificata (nove consiglieri su undici) introdotta
per volere di Mediobanca nel 1993. Al vertice della Fiat erano necessarie
maggioranze qualificate per "la nomina delle cariche sociali e la
determinazione dei relativi poteri"; per "aumenti di capitale ed
emissione di obbligazioni"; per "fusioni, scissioni, acquisti e
dismissioni di partecipazioni e di cespiti rilevanti per il loro ammontare o per
la loro importanza strategica"; per i "budget e i piani
pluriennali"; per "le determinazioni da adottare, relativamente alle
materie suddette, nelle assemblee delle società controllate caposettore";
per "la designazione delle cariche sociali delle società controllate
caposettore"; per le "proposte di altre modifiche statutarie". Si
capisce che la famiglia Agnelli, giunta nelle condizioni di poter scegliere, ha
deciso di liberarsi di questi vincoli.