Corriere della sera
sabato, 17 luglio 1999
VIZI CAPITALI
I risparmi
di Gnutti
Dario Venegoni

Emilio «Bentley» Gnutti è a caccia di soldi. Dopo essere entrato da protagonista nell'«Opa del secolo» alla Telecom, ora - si dice - è tra gli animatori della controscalata alla Snia: un affare 100 volte più piccolo, ma pur sempre da 600 e rotti miliardi. Dove li trova Gnutti tutti questi quattrini? Le cronache finanziarie si addentrano in un labirinto da capogiro: una selva di società dagli improbabili indirizzi, controllate da Brescia dal nuovo «uomo d'oro», stanno negoziando prestiti, mutui, garanzie. In cima a tutto c'è la Gold Mine, miniera d'oro, l'ennesima scatola cinese costituita per l'occasione a Jersey, un'isola della Manica nota come «paradiso fiscale». Dalla Gold Mine le nuove risorse, ingigantendosi a ogni passaggio, arriveranno alla Fingruppo e poi di seguito alla Hopa, alla Gpp International, alla lussemburghese Bell e infine alla Olivetti e alla Tecnost che hanno comprato il 52% della Telecom. Tra questa miriade di scatole cinesi finte «estere», l'unica cosa che appare chiara è che Gnutti risparmierà un sacco di tasse. Traduzione: ponti e autostrade per la Bentley continueremo a pagarli noi comuni mortali.

Tradizioni. I giornali riportano la cronaca della tradizionale polemica telefonica a distanza. Omnitel annuncia che nei primi mesi del '99 ha fatto più abbonati della Tim, e questa risponde stizzita che la concorrente, come sempre, non sa fare i conti. Bello vedere che certe simpatiche tradizioni non si perdono, anche se oggi gli ex azionisti di Omnitel sono insediati al vertice della Tim.


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