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Eppur si muove /1. Passo dopo passo i fondi pensione si fanno strada anche da noi. Lo schema del decreto varato l'altro giorno dal ministro del Tesoro Giuliano Amato consentirà forse di imprimere un'accelerazione a un cammino fin qui anche troppo prudente. Ben venga dunque la possibilità di trasformare le prossime quote delle «liquidazioni» dei lavoratori dipendenti in obbligazioni o in azioni (a seconda dei casi) negoziabili sul mercato. Un'innovazione che tra l'altro aprirà la strada verso la Borsa a molte buone società. Per le imprese e per i lavoratori si apre una stagione di migliori opportunità, ma anche di maggiori rischi. Il Tfr (leggi: l'attuale istituto della liquidazione) oggi garantisce sia le imprese, che si finanziano con poca spesa, sia i dipendenti, che possono contare su un accantonamento certo. Domani le prime dovranno fare i conti con le esigenze e i diritti di nuovi soci, e i secondi con le incertezze insite in titoli rappresentativi per definizione di un capitale di rischio. Il punto cardine del decreto, a ben vedere, sarà rappresentato dalla garanzia dell'indipendenza e della professionalità dei gestori dei nuovi fondi pensione. Per evitare il pericolo che la cosiddetta «cartolarizzazione» del Tfr si traduca in una produzione di carta straccia. Eppur si muove /2. Il consiglio di amministrazione della Comit ha espresso parere positivo sull'ipotesi di aggregazione con la Banca Intesa. Lo stesso consiglio ci aveva messo un anno a non rispondere alla Banca di Roma, e oltre due mesi a respingere le avances dell'UniCredito. Allora è proprio vero: i colpi di fulmine esistono. |
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