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Bravi, Otto pił. Si chiama Seat l'affare dell'anno. Rilevato il 61,3% dei diritti di voto della societą editrice delle Pagine Gialle il 25 novembre '97 con un esborso totale di 1.658 miliardi, i nuovi azionisti di controllo riuniti nella Otto Spa hanno deciso la distribuzione di un maxi dividendo da oltre 2.000 miliardi (per pagare il quale la societą si indebiterą per ben 1.300 miliardi). Nelle casse della Otto finiranno 913 miliardi, i155% di quanto speso poco pił di un anno fa. Come dire che, per il controllo di un gruppo che vale in Borsa qualcosa come 7.300 miliardi di lire, i privatizzatori ne avranno spesi, a conti fatti, circa 746. «Quando lo stato vende, compra. Quando lo stato compra, vendi», recitava un vecchio adagio assai popolare in Borsa. Comit, De Agostini e Telecom, riuniti festanti nella Otto, non potranno lamentarsi della generositą dello stato venditore. Volare, ohoh. Volano in Borsa gli scambi sui titoli Telecom, sospinti dalle voci di un'Opa da 120.000 miliardi. Volano le Bna, sospettate di un imminente cessione da parte della Banca di Roma. Volano le Gucci, contese tra Arnault e il management. In questa girandola di decolli i vertici di Mediobanca e Generali , volano come sensali a Madrid per convince il neonato gigante bancario iberico Bsch a Piantare il San Paolo di Torino e a sposare la Comit. E chissą se sull'aereo per la Spagna il presidente onorario di Mediobanca Enrico Cuccia e il presidente delle Generali Antoine Bernheim hanno trovato il tempo per parlare anche degli assetti di controllo della compagnia triestina. All'indomani dell'assalto alla Telecom, il Leone di Trieste sembra davvero un gioiello raro: tanto ambito quanto indifeso. |
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