Corriere della sera
sabato, 24 aprile 1999
VIZI CAPITALI
La lingua
della finanza?
Il Tedesco
Dario Venegoni

Willkommen! Giovedì i vertici di Telecom italiana e di Deutsche Telekom hanno annunciato che il capitale della nuova società che nascerà dalla fusione sarà per il 56% tedesco. Il cavaliere bianco (weisse Reiter?) non ha dunque tardato a presentare il conto del "salvataggio". Omnitel e Infostrada un padrone tedesco (Besitzer?) ce l’hanno già. Alle Generali si infittiscono le voci che vogliono in arrivo al vertice, probabilmente come numero 2 (stellvertretender Geschäftsführer?) accanto al presidente Antoine Bernheim il presidente della Commerzbank Martin Kohlhaussen. La Siemens si è già presa la fetta (Portion?) di Italtel che le interessava. E sui giornali di ieri c’era la notizia che la Gehe, società di Stoccarda con un fatturato di oltre 25.000 miliardi di lire, ha conquistato le farmacie ex comunali di Bologna e vuole quelle di Milano. Altro che inglese: nel nuovo mercato nato con l’euro converrà sapere il tedesco. Non è uno scandalo: è un fatto. D’altra parte quale argomento avrebbe da contrapporre il sistema economico italiano? I patti di sindacato? I nuclei stabili al 6%?

Realtà virtuale. Sono passati 15 giorni e sembra un secolo. Vi ricordate le pagine di pubblicità sui giornali per l’assemblea Telecom che avrebbe dovuto sancire la fusione con Tim? Oggi sappiamo che quel progetto, tanto clamorosamente sbandierato, non convinceva neppure Bernabè. Eppure siamo stati chiamati a discuterne, come se fosse cosa concreta. Un po’ come i segretari di partito che domenica scorsa in tv dibattevano sui dati fasulli del referendum.


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