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sabato, 26 giugno 1999 |
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VIZI CAPITALI |
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Onore delle armi |
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al fronte |
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Della Valle |
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Dario Venegoni |
Quando arrivò al vertice della Comit, qualcuno a Milano
storse il naso: uno «scarparo», dissero, metteva piede sul ponte di comando
della regina delle banche. Che tempi. Adesso che sono trascorsi solo pochi anni,
e che lo «scarparo» è stato cacciato da quel consiglio, di nuovo qualcuno
storce il naso di fronte alla sua inusuale reazione. I giochi erano fatti, e il
suo fronte aveva perso su tutta la linea; invece di lasciare signorilmente il
passo, Diego Della Valle ha rifiutato di dimettersi e ha per di più preso la
parola in assemblea per spiegare il perché. Orrore! Chi conosce la nobile arte
della diplomazia, come per esempio Michel François-Poncet, parente stretto di
quell'ambasciatore di Francia a Berlino che tenne testa per anni niente meno che
ad Adolf Hitler, queste cose non le fa. Della Valle invece l'ha fatto, duettando
con nervosa cordialità col presidente Luigi Lucchini, e chiamando in causa
(senza citarlo) l'amministratore delegato di Mediobanca Vincenzo Maranghi.
Insomma, come si dice in questi casi, gliele hanno date, ma gliele ha dette. E i
soci della Comit, che da anni si chiedono come mai tutte le banche si sposano
tranne la loro, hanno inopinatamente ottenuto in una sede ufficiale più
informazioni su come sono andate le cose in questi anni di quante gliene abbiano
mai fornite gli organi preposti. L'eterogeneo fronte dello «scarparo» ha
imprevedibilmente combattuto, e ha costretto gli alleati di Enrico Cuccia, se
volevano davvero «pesare» nella banca, a comprarsela a suon di miliardoni. Ha
perso, ma merita l'onore delle armi.