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Da che pulpito. Dino De Poli, ex parlamentare democristiano, nominato per questo presidente della Cassamarca di Treviso, è tornato a rivendicare il diritto delle Fondazioni a «essere il padrone di un istituto di credito». Quanto a Cuccia e alla possibilità di una sua reazione, De Poli è categorico: «Se è morta la Prima Repubblica, può morire anche Mediobanca». Scusi, onorevole, ma cosa dice? Un ex parlamentare che rivendica il comando su un grande gruppo creditizio non è la prova inconfutabile della vitalità della Prima Repubblica? In proposito torna alla mente un episodio lontano. Era il 1956, e si teneva l'ottavo congresso del Pci, quello che avrebbe sancito la «destalinizzazione». Concetto Marchesi, latinista insigne, ex rettore dell'università di Padova, dalla tribuna così attaccò: «Tiberio, uno dei più grandi e infamati imperatori di Roma, trovò un implacabile accusatore in Cornelio Tacito, il massimo storico del principato. A Stalin, più sfortunato, è toccato Nikita Krusciov» . Cosa dovrebbe dire allora Cuccia? Incroci pericolosi. Il problema legale di un potenziale conflitto di interessi, sollevato in vista della riunione del consiglio delle Generali, non sembra infondato. Molti consiglieri sono esponenti di uno o dell'altro fronte in lizza per la Comit. Vale per la compagnia triestina, ma anche per Mediobanca, UniCredito o per la stessa Comit. Un'eredità del passato, quando tutti erano imparentati con tutti. Forse solo in questi giorni si comincia a districare questa ragnatela. Un po' di multipolarismo non può che far bene. |
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