Corriere della sera
sabato, 29 maggio 1999
VIZI CAPITALI
Telecom,
tour de force
di approvazioni
Dario Venegoni

Il consiglio di amministrazione della Telecom, dimissionario, attende l'assemblea dei soci chiesta dai nuovi padroni. L'attende, c'è da scommetterci, come una liberazione, per chiudere una pagina davvero poco felice. Importanti nomi di economia e finanza erano entrati in quel consiglio due anni e mezzo fa, al momento della privatizzazione, con la serena tranquillità di chi va a rappresentare il proprio gruppo al vertice di una autentica macchina da soldi, senza scosse e senza problemi. Il primo amministratore delegato che si trovarono davanti, Tomaso Tommasi, presentò il suo piano industriale, e i consiglieri approvarono, all'unanimità. Quando Gian Mario Rossignolo assunse quei pieni poteri che invano Guido Rossi aveva chiesto per sé, di nuovo il consiglio applaudì. E quando il nuovo "very powerful chairman" rivoltò l'azienda come un calzino e presentò il suo proprio piano, di nuovo il consiglio approvò, all'unanimità. Passò meno di un anno e via, altro ribaltone: cacciato Rossignolo, si elesse con voto corale Franco Bernabè. Il quale arrivò, avviò negoziati con nuovi partner e varò un nuovo piano industriale. Che i consiglieri, manco a dirlo, approvarono all'unanimità. Fino alla bagarre finale, sotto la pressione dell'Opa di Colaninno, quando il consiglio Telecom - come un sol uomo - approvò prima la fusione con Tim e poche settimane dopo l'accorpamento con Deutsche Telecom. Per i membri del vertice Telecom un tour de force di approvazioni. Si comprende che sperino finisca presto.


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